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giovedì 23 febbraio 2012

Sinistri...e Squadristi.

Quanta acidità, quanta flaccidità, quanta morbosa morbidezza in questa triste sinistra intellettuale e quanta paura, simpatia apparente, spiritosaggine superficiale si trasformano appena vengono toccati certi temi.
Può la consapevolezza di una inferiorità fisica, morale e spirituale rimbalzare con tanta persistenza da un orecchio all'altro? Da ognuna di queste bocche piene di bile e di risentimento? Ma non mi stupisce, infatti non dico nulla di solito, me ne frego!
E se mi si propone democraticamente di dire la mia rifiuto volentieri la concessione. La mia facoltà, la mia volontà di pronunciarmi non hanno certo bisogno della loro autorizzazione. Non mi stupisce che lo squadrista e, badate bene, intendo quello anni '20, furgoncino, fez e manganello, il punk dell'inizio del secolo... Non mi stupisce che lo squadrista li faccia tremolare e faccia sudare la loro pelle grassa perché lo squadrista rappresenta il simbolo di tutto, dico bene tutto, quello che loro non potranno mai essere, di tutto ciò che non potranno mai avere!

lunedì 23 gennaio 2012

Il mito attivistico immesso dal futurismo, come già dal sindacalismo rivoluzionario, e, in seguito, dall'arditismo combattentistico, come pure il "giovanilismo" elevato ad ideologema paradigmatico, costituiscono il lato esteriore di una convinzione inizialmente  partita come "slancio vitale", pathos dell'azione, emotività,  sistematizzate in ideologia soltanto a posteriori. Nel fascismo confluiscono in verità due tipi di rivolta contro il mondo borghese, di cui una, quella più propriamente filosofica, corrisponde alla visuale "tradizionalista", antimoderna, elitaria; l'altra, più genuinamente politica, è appunto una rivolta che è possibile definire correttamente come "rivoluzionaria". Tradizione e progresso, in questo senso, ma ognuno su un piano proprio e diverso, convivono nel fascismo, ne costituiscono ugualmente la sostanza, anche se in intensità  differente e  con significati ultimi anche opposti. (L.L. Rimbotti, Il fascismo di sinistra. Da Piazza San Sepolcro al congresso di Verona,  Settimo Sigillo, Roma 1989)

sabato 21 gennaio 2012

Aridatece er corporativismo

‎"Non è escluso che in questa fase del Duemila il ritornante dogma liberista e l'ottimismo della deregolazione debbano presto nuovamente ridimensionarsi, di fronte all'evidenza di alcuni fallimenti teorico-pratici e di alcune contraddizioni nel modello di sviluppo: sembra, ad esempio, che lo sviluppo tecnologico possa produrre effetti sociali inattesi, contrastabili solo mediante un controllo responsabile, consapevole e scientificamente fondato; e soprattutto appare sempre più evidente che il mercato non riesce ad autoregolarsi, se lasciato a se stesso, senza un certo grado di normatività, di contrattualità e di governabilità" (A. Casiccia, Il trionfo dell'èlite manageriale. Oligarchia e democrazia nelle imprese )

Sembra fatto apposta per il dibattito attuale, questo piccolo estratto de Il trionfo dell'èlite manageriale. Oligarchia e democrazia nelle imprese. Una baionettata dritta al cuore di Montidzilla che sta mettendo, adottando il sempreverde stile del divide et impera, uno contro gli altri i settori della produttività nazionale.
Allora ci appare più chiaro ora, oggi, il rifiuto netto alle forme neoliberiste, del laissez-faire selvaggio, cavallo di Troia per quei valori disgregatori della concordia di un popolo. Il dialogo tra le varie categorie e tra quest'ultime e lo Stato può essere ancora una volta la chiave per riprendere le redini di un'economia che sta tradendo se stessa.

"Se tutte le categorie del popolo italiano, da quella che lavora con le braccia a quelle che ripartiscono e distribuiscono la ricchezza,  a quelle che realizzano il risparmio e lo investono nella produzione, si mettono d'accordo nel constatare la necessità di disciplina e armonizzazione di tutti gli sforzi, l'Italia, malgrado tutto ciò che può capitare nel mondo, sarà una delle prime nazioni" (B. Mussolini, 17 febbraio 1923)

giovedì 19 gennaio 2012

Come, dove e perchè.

Il fascismo è una mentalità speciale di inquietudini, di insofferenze, di audacie, di misoneismi anche avventurosi, che guarda poco al passato e si serve del presente come di una pedana di slancio verso l'avvenire. [...] E' naturale quindi che al fascismo convergano i giovani che non hanno un'esperienza politica e i vecchi che ne hanno troppa e sentono il bisogno di rituffarsi in un'atmosfera di freschezza e di disinteresse. Verso l'azione. (Il Popolo d'Italia - 13 ottobre 1919).